dietro le nuvole, il sole c'è sempre
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E' evidente: su splinder non ammettono ripensamenti! Volevo dare un'occhiatina ai template nuovi, vedere che effetto mi avrebbe fatto leggere il mio blog, con indosso un altro vestitino... Come quando si entra in un negozio, solo per dare gironzolare un po', pur sapendo che non si comprerà nulla. Solo per curiosare. Ed infatti, quando sono approdata nell'apposita paginetta di splinder, ero assolutamente certa che avrei tenuto il template che avevo, solo che... ho fatto click nel posto sbagliato e mi sono ritrovata un nuovo template! Irrimediabilmente nuovo, direi. E non era nemmeno questo attualmente in uso, bensì uno pieno di righe tipo quaderno che, sommate alle righe nere che il mio blog possiede già di suo(per motivi tutt'ora a me sconosciuti...), facevano un gran guazzabuglio! Allora, dopo aver invano tentato di tornare alle origini, ho scelto per il mio blog questa veste che intitolerei "il male minore"...
Sono ad una sagra paesana, seduta al tavolo con i miei amici di sempre. Ci sono pure Effe e la sua ragazza, vicino a me. Tra l’alternanza di bicchieri di vino bianco e rosso, io e la ragazza di Effe ridiamo insieme, da rimanere senza fiato, mentre lui ci guarda perplesso. Ridiamo fino alle lacrime. Mi chiedo se lei continuerebbe a ridere in mia compagnia se:
1. Non fosse ubriaca fino all’ultima molecola del suo corpo
2. Io non fossi al top della mia forma umoristica
3. Sapesse che, l’anno scorso, sono rimasta un paio d’ore abbracciata al suo ragazzo, sotto una trapunta di stelle, nel vano tentativo di insinuarmi in una loro crisi di coppia.
Alla luce di queste constatazioni, mi accorgo che lui non ci guarda “perplesso” ma “spaventato”: dalla bocca di un’ubriaca-ma-non-troppo, potrebbe uscire con sfacciata leggerezza, qualunque cosa. Ma io non sono né così ubriaca, né malvagia come certe eroine delle soap. Tra noi due, tutto sommato, c’è stata solo un po’ di tenerezza e tra loro, invece, la storia va avanti da anni. E poi, ho sempre sognato di andare ad un matrimonio e, alle parole del sacerdote:”Se qualcuno… etc…parli ora o taccia per sempre”, alzare con disinvoltura la mia manina!Sono andata all’esame nonostante il maltempo, la dissenteria(necessario complemento di ogni esame), il ritardo del treno… E ci sono andata perché avevo studiato il libro. Intero. Ogni pagina, prefazione compresa. Ogni riga contenuta in quel libro. Guardo il foglio con le domande e rimango turbata: l’anno di pubblicazione del libro? Il prof., cioè, se ne frega di quello che l’autore pensa ed ha scritto. Di tutto il tempo che lo studente impiega ad impadronirsi di pensieri che non gli appartengono e dei quali non gliene frega nulla. No, al prof. interessa sapere la data in cui l’autore ha visto pubblicare la sua opera. Opera che io conosco molto bene(di dentro!)ma al prof., questo, non interessa: vuole proprio quella cavolo di data scritta fuori, sulla copertina. Io so il dentro, non il fuori. Ho scritto, sbagliandola, una data a caso e mi pareva di essere ad un quiz televisivo. Solo che nessuno mi ha chiesto:”La accendiamo”?
Pur non trovando il modo per sottrarmi al quadretto familar-sportivo nella mattinata di domenica, nel pomeriggio, tuttavia, sono riuscita a sgusciare fuori casa senza dare nell’occhio, per andare ad un’ esposizione d’arte moderna. Molto divertente. Perché l’arte moderna è così: non sai mai quello che ti aspetta, soprattutto quando l’unico neurone in tuo possesso si mette a funzionare ad intermittenza… Entro in una delle tante sale ed inizio a leggere la didascalia di un’opera. Leggo. Rileggo. Mi guardo attorno in cerca di un riferimento, tentando di non dare troppo nell’occhio e di avere l’aria di chi, d’arte, se ne intende. Scorro le parole scritte 3-4 volte ed osservo tutt’attorno alla didascalia: il soffitto, un gancio dorato per tende alla parete, gli infissi bianchi; ma la verità è che sto cercando dove diavolo sia quest’opera dall’<andamento spaziale orizzontale>. Che imbarazzo: non riesco a capire a quale opera si riferisca quella didascalia! A.A.A. cercasi opera disperatamente… Vedo un gruppetto di addetti alla sicurezza che mi osserva, probabilmente convinti che io stia preparando un furto d’arte perché mi guardo troppo in giro… Arrivo alla conclusione che quell’opera dev’essere stata rimossa per un restauro e vado alla teca successiva. Solo quando mi volto per attraversare la sala, scopro che, sotto la punta di un piede, ho delle curiose piastrelle, che non sono assolutamente intonate ai marmi seicenteschi del palazzo che ospita la mostra…OPSS! Poi, sempre con aria da finto-intenditrice, mi metto a scrutare una sorta di “divinità”che trattiene vari oggetti in ciascuna delle sue 6 mani. La mia amica mi chiede:<ma che cosa ha nella prima mano?>. Ed io, con piglio sicuro:<Una pistola per fare le bolle di sapone!>. <E’ un aerografo!>, interviene uno sconosciuto ragazzo, con aria di rimprovero. Gli sorrido divertita da me stessa, lui no: resta serio. Ed io penso che la mancanza di ironia sia, per lui, già un grosso problema: non serve dirgli alcunché per aggravare la sua penosa condizione! Detesto le persone che si prendono troppo sul serio...
In questi giorni non sono riuscita a scrivere per via del marasma che è venuto fuori con M. Diciamo solo che ha avuto la brillante idea di parlare di me ad una cena, con la mia amica più cara(che poi è quella che ci ha presentati in vacanza), davanti ad altri sconosciuti commensali. In sintesi, ha fatto il pavone, parlando di me come una delle vittime del suo fascino, rendendo pubblico il contenuto delle 2mail che ci siamo scritti e usando frasi come”Non vorrei si fosse fatta strane idee”… Da non credere, si vantava! Non sono io quella che ha insistito per rimanere con lui. Non sono io quella che l’ ha stuzzicato per prima, cercando di coinvolgerlo. No, io sono quella che se n’è andata. Che non ha voluto restare. Che è “fuggita”. E che ora viene dipinta, a tavola con altri, quasi come una mentecatta sognatrice inebetita dal suo fascino, che lo perseguita. Argomento chiuso, anche perché mi sta rovinando il blog, con tutte queste malinconie!