dietro le nuvole, il sole c'è sempre
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Chiamo l’ Amica, negli Stati Uniti. Parliamo per qualche istante e sento rumore di posate e di piatti:-Stai pranzando? Chiamo più tardi o domani…-. –Sì, siamo a tavola, ma restiamo al telefono, mi piace, dai!-. Piace anche a me rimanere al telefono e continuo la conversazione. Nel sottofondo sento più voci. -Avete pure ospiti?-. -No, sono solo il mio ragazzo ed M. Io però sono in un’altra stanza-. Resto in silenzio e provo a ricominciare il discorso, anche se il pensiero che M. è lì, ad un passo dalla cornetta, mi agita. E mi coccola. Forse potrei farmelo passare per qualche minuto, chiacchierarci. Magari mandargli solo i saluti tramite la mia Amica. Forse sarà lui a farlo o a venire al telefono spontaneamente, per parlarmi. Rimango muta per dei secondi interi mentre i miei neuroni vengono intasati da mille idee. Parlo a strattoni, non mi sento sciolta. La tentazione di chiedere di lui è fortissima e credo che la mia Amica lo sappia ma va avanti a parlare di altre cose; Conosco la sua tecnica: lo fa per aiutarmi ad andare oltre, non vuole che mi fossilizzi nel pensiero di M. né di altri cialtroni sentimentali. Lo so. Seguo la scia delle frasi che lei pronuncia. Esclamo qualcosina di tanto in tanto per dimostrarmi attenta ai suoi discorsi. Emme. Emme. Mi pare di vederlo mentre pranza in quel minuscolo appartamentino americano. Emme. Avrà capito che sto chiamando io? E ha le mie stesse titubanze miste al desiderio di parlarmi? L’Amica continua a parlare e sento una porta che si apre nel sottofondo. Una voce. E’ lui, il mio cuore dà un colpo secco ma la voce sparisce, senza intrecciarsi alla mia. –Forse è meglio se ti chiamo un’altra volta, Amica! Pranza pure, ti richiamo.-. -No!Non disturbi! Erano solo entrati in questa stanza un minuto a prendere una cosa…-. -No, non è per questo. E’ che non ce la faccio a sentire la voce di M. Il Natale si avvicina. Da qualche giorno penso che… Che se le cose fossero andate diversamente, magari ora lui starebbe per tornare in Italia e venire a trovarmi. Il Natale e così… traditore. Carogna, a volte-. –Ho capito. Fai ciò che senti.-, mi risponde lei.
Ci salutiamo.
Rimango sola nel mio salotto. In Italia. Con la gran voglia di chiacchierare con la mia Amica! Oggi! Lo volevo fare proprio oggi perché domani lavora e con il fuso orario è un disastro… Ricaccio le lacrime in procinto di scendere, la delusione ed i cattivi pensieri. Attendo che ritorni il flusso positivo. Non può finire così questa domenica. Merda! Devo essere capace di cavalcare le emozioni senza esserne disarcionata. Merda! Controllare gli stati d’animo.Non posso permettere che M. mi impedisca di chiacchierare con la mia Amica, merda! Merda ed M. hanno la stessa iniziale. Interessante scoperta… Sorrido a me stessa ed intanto un’ora è trascorsa, avranno terminato il pranzo.
Richiamo componendo la serie di codici infiniti, necessari per telefonare. Lucida e forte, adesso. E riprendo gli adorabili discorsi con l’Amica che si fa rassicurare sul mio stato emotivo. Che dolce. E’ una delle poche persone che cerca di comprendere il mio mondo di sogni ed illusioni, senza scompigliarlo col crudo realismo. Mi dice che M. è di là che guarda il Re Leone in dvd con il suo ragazzo ed un cuginetto, il piccolo Alex; e poi mi guida verso nuovi argomenti. Finiamo a ridere fino alle lacrime su storie di donne baffute e di improbabili corteggiatori passati. Sento la mia amica ridere fino a non aver più forza per articolare frasi. –Che c’è?- le chiede il suo ragazzo nel sottofondo. –Con Custode stiamo ridendo delle donne coi baffi che ci sono qui!-, risponde lei tra le risa, con un soffio di voce. Sento rumore là, negli Stati Uniti. Nella camera è entrato pure il piccolo Alex ed M., forse incuriositi da quel gran ridere della mia Amica. Ne colgo le voci. M. commenta le donne baffute con l’Amica, ignorandomi. Ma mi dà forza il pensiero che i tre abbiano abbandonato il dvd al suo destino e preferiscano origliare la nostra conversazione, interessati. Credo anche un po’invidiosi del nostro divertimento e questo mi riempie di soddisfazione. E’ come aver battuto gli incassi del Re Leone… Ma io parlo solo con l’Amica, non chiedo di parlare con nessun altro. Ho chiamato per lei. Per scompigliarci di risate irriverenti. E continuiamo, escludendo gli “ometti” dal chiacchiericcio. Sono sempre più orgogliosa di questa telefonata. Dell’ amicizia che l’ha generata. Della mia ironia. Della forza che ho dimostrato. Non ho permesso a M. di condizionare la mia volontà: volevo parlare e ridere con l’Amica e l’ho fatto.Punto
Presto inizierò a lavorare in un negozio qui vicino, come ogni Natale. Non si tratta di fare la commessa ma qualcosa che, nella gerarchia dei contratti di lavoro, si trova decisamente più in basso: confezionerò pacchetti regalo. Solo questi e niente più. E’ da quando sono all’università che lo faccio e mi piace perché mi sento come una sorta di stilista del pacchetto. Decido il look che gli oggetti, che volta per volta arrivano sul mio tavolo, avranno sotto l’albero. Lo vivo come un lavoro creativo, a dispetto della scarsa qualifica che mi viene attribuita. E poi, io lo arricchisco con qualcosa di mio… Non scelgo solo il colore di carta e nastri, ma racconto anche storie strampalate mentre il cliente attende che io infiocchetti, omaggio i bambini di adesivi col logo del negozio(ma non si potrebbe, sono adesivi che dovrei attaccare ai pacchi, non sui cappottini dei piccoli clienti)e faccio il Robin Hood del pacchetto. Fare il Robin Hood, significa che, contravvenendo alle regole del negozio, tendo a fare pacchetti extra lusso per oggettini economici, comprati da persone che possono permettersi di fare solo piccoli pensierini. I pacchetti extra lusso, in realtà, li faccio anche a chi spende parecchio, ovvio… ma se uno di questi signori si comporta male con me o le altre persone in fila scatta la punizione: pacchetto povero, triste e vendicativamente misero! Che straordinario materiale umano si incontra avendo ogni giorno contatto con tanta gente…
Sono vagamente impaziente.
E' ripartita!
E' lecito sentirsi come una sorta di... sopravvissuta?!?
numero di volte in cui non ho rispettato i miei buoni propositi di gentilezza: 3
numero di volte in cui non sono riuscita a trattenermi e ho palesato il mio disappunto: 2
numero volte in cui lei voleva avere ragione su futilerie(?): 1
numero di volte in cui l'ho contraddetta ed ho avuto ragione, circa suddette futilerie: 1
Non so per quanto ancora potrò resistere.
Sorrido. Pace. Serenità.
Posso farcela, mancano solo poche ore e domani, sarà un nuovo splendente giorno!
Stamane mi sento talmente al "top della forma" che mi sono persino ripromessa di essere gentile e carina con La-ragazza-di-mio-fratello che, come ogni fine settimana, è venuta in visita.
Vedremo i miei buoni propositi che fine faranno, nell'arco delle prossime 24-48 ore. Intanto le ho già rivolto un invito a fare una passeggiata con me, fintanto che mio fratello era impegnato in alcune faccende. Il mio invito è stato declinato(pazienza!) ma ciò non annienta i miei propositi di gentilezza. Niente intaccherà il mio buon umore e la mia disponibilità.
Niente!
Sorrido. Pace. Serenità. E quant'altro!
Okay, a voi posso pure dirlo... Se l'ho invitata è perchè ero certa che avrebbe rifiutato! Ma la mia bella figura, l'ho pur sempre fatta, no?
Mi fermo ad una bancarella di guanti in pelle per sceglierne un paio a mio fratello. Guardo i guanti da uomo esposti, li giro e li rivolto. Li provo. Li misuro idealmente, poggiando la mia mano destra sopra un guanto scamosciato, color verde. Com'è grande questo guanto verde, in confronto alla mia manina rosa e piccola.
-Queste manine sono piccole-piccole. Troppo piccole in confronto alle mie!-. Improvvise si intrufolano tra i miei pensieri le parole di M. Parole tenere, delicate, pronunciate in una notte d'agosto dove tutto, tra noi, pareva possibile.
Una fitta allo stomaco, al ricordo di quello che è accaduto dopo e di quanto ho sofferto. Di tanto in tanto, ancora ci penso ad M.
Tra poco sarà Natale e lui tornerà in Italia, a qualche decina di chilometri da qui. E non è per me, che tornerà.
Stasera prevista uscita coi soliti noti, per festeggiare il compleanno dell' AmicaHostess. Il regalo lo abbiamo preso già da un mese ma non siamo ancora riusciti a darglielo perchè, per vedere spesso l' AmicaHostess, dovremmo essere disposti a volare in tutta Europa per seguirla nei suoi spostamenti. Così, essendo gruppo piuttosto sedentario, ci accontentiamo di vederla raramente quando rientra a casa, tra un turno e l'altro. Qui, nel segreto del mio blog, posso anche ammetterlo: non ricordo nemmeno che cosa le abbiamo comprato di regalo... Praticamente, cosa troverà dentro al pacchetto, non sarà una sorpresa solo per lei!
Adoro la mia AmicaHostess che, prima di diventare tale e trasferirsi in un'altra città, è stata per anni la mia fedele compagna di tour de shop. Tour talmente impegnativi che ci costringevano, a tratti, a fermarci in qualche pasticceria a ricarburarci e che il suo ragazzo, atterrito dalla quantità di scarpe che l'amica hostess è capace di incamerare in un solo mese, una volta mi ha implorata di arginarla. Ed io così ho fatto, per arginare l'innato senso dell'acquisto che possiede l' AmicaHostess:
AmicaHostess:-Quali prendo? le scarpe nere con il bottoncino o quelle con la fibia?-.
Custode:-Non saprei, sono così diverse... Dipende dall'uso ma, nel dubbio, prendile tutte e due!-
Solo dopo qualche tempo, il suo ragazzo si è accorto che ero la persona meno indicata per arginare <frebbre da acquisti> altrui. Perdippiù, ora, la situazione è pure "peggiorata" perchè, viaggiando di città in città, l'AmicaHostess ha ampliato di molto il suo raggio d'azione portando a casa, di volta in volta, un giubbetto da Monaco, un cappotto da Bologna, una borsetta da Lione e cose così... Nonostante ciò, l' AmicaHostess non si dimentica della sua Custode-tour-de-shop e trova comunque il tempo(e le risorse economiche!)per uscire con me ed entusiasmarsi per ogni negozio che visitiamo. Così, ieri pomeriggio, in ricordo dei tempi andati, abbiamo acquistato un paio di pantaloni neri, una cintura, un paio d'occhiali e due caffè. Peccato che di quel delizioso piumino beige, non fosse rimasta la nostra taglia...
<Stare con te dev'essere molto difficile, sai?>
<Perchè? ...E' così evidente che ho un caratteraccio?>
<No, è che tu pensi troppo!>
<Cioè? Se sono sola è perchè grazieaDio ho un cervello che funziona?>
<In un certo senso. E' molto più facile stare con una nonpensante, ti crea meno problemi.>
<Ma da quando un cervello crea problemi?>
<Lo vedi? La nonpensante si sarebbe limitata a ridere. O a guardare senza capire. Invece, tu ragioni, elabori e parli. E dici sose che fanno pensare.>
<Allora il problema non sta in me, ma nei ragazzi che ho incontrato, perchè non hanno voglia(o capacità)di pensare>
<Custode, se fossi il tuo ragazzo avrei già mezzo esaurimento>
<Ah Ah! Sarà per questo che siamo amici e che attualmente stai con Tizia. Anzi, facciamo che non le diciamo nulla del criterio in base al quale hai scelto di stare con lei, eh?>
<Mh... Buona idea!>
Rincaso alle tre del mattino dopo aver bevuto, insieme al mio gin lemon di rito, un paio di grappette(liquerizia e coriandolo), scelte in base a come "suona bene sto nome". E non sono la sola ad usare questo criterio di selezione alcolica cosicchè, a notte fonda, siamo tutti seduti in un pub della zona a cercare di smaltire i vari assaggi effettuati, gli uni dai bicchieri degli altri. Mai mischiare, dicono i vecchi saggi. E domenica mattina, tra noi amici di sempre, abbiamo avuto la riprova della scelleratezza della promisquità alcolica.
Elenco effetti della scelleratezza della serata precedente:
1. Fede si fa riaccompagnare a casa da Anto e va a letto pacifica, sbronza e contenta, salvo ricordarsi, l'indomani mattina, di aver "scordato" l'auto parcheggiata sotto casa...mia!! Mi telefona angosciata chiedendomi di andare a vedere se il suo mezzo di locomozione esista ancora.
2. Ernesto lamenta senso di nausea per tutta la notte, dovuto all'annientamento degli enzimi nel suo organismo
3. Vado a pranzo fuori, l'indomani, con i miei genitori e mi prende male. Attribuisco il mio malessere(stavo per rimettere nel piatto della povera signora seduta di fronte a me al tavolo!)al freddo improvviso della mattinata. Mio padre mi suggerisce di andare in bagno per non "riproporre il pasto" davanti a tutto il ristorante ma, ad un mio tentativo di alzarmi, risponde il mio fisico minacciando:"Se ora ti alzi ti faccio svenire!". Resisto per conservare quel po' di dignità personale che ancora possiedo e per non mettere in imbarazzo mio padre che preferirebbe chiudermi nel sottoscala morente, piuttosto che essere vittima di figure poco "sociali".
4. Sospendo la scrittura del blog(fino ad oggi)in via cautelare.
E' trascorso oltre un mese da quando, in un post, avevo esternato il desiderio di cambiamento, di "sofisticazione". Post, chiaramente corredato da uno dei miei innegabilmente inutili, quanto incontrollabili, elenchi... Rileggiendo quell'elenco , mi accorgo di non aver fatto alcun progresso in merito. Peggio, non mi sono nemmeno applicata, arrivando a degradarmi ulteriormente.
Nel dettaglio:
1.Continuo a fare uso di termini scurrili perdippiù aggiungendone, qui e là, anche di nuovi
2.Perseguo nell'uso delle scarpe da ginnastica o, quantomeno, a tacco non alto.
3.I tre libri che mi ero ripromessa di finire di leggere, giacciono ancora inconclusi.
4. Se prima , almeno, mi truccavo un minimo prima di uscire di casa, ora ho da poco inaugurato lo stile"mi trucco solo quando sono in vena".Il che vuol dire che, se l'occasione non richiede incontri importanti, gite fuori porta, necessità di far bella figura, foto o simili, esco di casa esibendo un colorito più simile alla tinta "prugna masticata" che ad una normale epidermide umana.
5. Continuo a compilare elenchi a destra e manca e me li ritrovo in borsa, nelle tasche dei giubbotti dello scorso anno, nei cassetti... un'epidemia!
Stasera serata con amici/amiche che, strano a dirsi!, giurano tutti di aver sentito molto la mia mancanza, durante le mia vacanzina autunnale. Ed a me, piace credere che sia vero.
Seduta al tavolo con persone che mi stanno simpatiche e non. Qualcuno della seconda categoria, decide di intrufolarsi abusivamente tra i miei pensieri o, meglio, vi si intrufola con il piglio di chi si ritiene superiore a me(e alla massa)solo perchè calzo un paio di scarpe sportive, trendy. Quelle che hanno quasi tutti ai propri piedi, per intenderci.
-Oh, hai un paio di xxx, come va di moda...!-, dice lo stronzetto ed intanto giocherella con il proprio cellulare. Ed io so esattamente, con quella frase, dove vuole arrivare, perchè non è la prima volta che si comporta così con me. Sta cercando appiglio per una delle sue prediche sul consumismo, le mode, le masse e quant'altro. E poi, succede regolarmente, mi tira fuori comesenientefosse, la solfa sulle multinazionali, la fame nel mondo, il potere della pubblicità etc... E non è la solfa a scocciarmi, è che proviene da uno che esprime tutto ciò non per reale convinzione, ma solo perchè pensa, così facendo, di essere figo. Ma io non glielo permetterò, non questa volta, perchè lui ha tra le mani il suo punto debole e ci sta giocherellando senza accorgersene.
-Vedo che anche tu non hai saputo resistere alle mode... Con quel videofonino, cerchi di metterti in contatto con Claudio Amendola o sua figlia?-. Lo stronzetto è sistemato, per il momento.
Ma il Fato, per una volta, mi è favorevole e vuole darmi una mano contro chi predica bene e razzola male. Dopo un paio di giorni dallo scambio di reciproche accuse(ma io, a dire il vero, mi sono semplicemente dovuta difendere per il solo fatto di possedere un paio di scarpe comprate, perdippiù, in sconto!), trovo lo stronzetto in questione che guarda una vetrina d'abbigliamento. E non è una vetrina equo solidale, di abiti anonimi, politically correct... No, lo stronzetto mi lancia frecciatine sulle mie calzature e poi lo sorprendo a guardare le magliettine tardo-adolescenziali con margherite, cuoricini, nomi di carburanti, fumetti... Troppo ghiotta l'occasione per lasciarmela sfuggire. Con passo felpato, lo raggiungo senza farmi vedere e mi appollaio alle sue spalle. Sento lui che esprime alla sua ragazza il desiderio di acquistare una delle maglie in vetrina e allora, delicata, gli soffio nell'orecchio destro:
-Oggi è una maglia con la margherita, domani una felpa con l' uomo ragno... dopodomani un paio di scarpe xxx, come le mie...-. Lui si volta, non dice nulla. E' rosso in viso per la vergogna e mi basta. Vestiti anonimo, firmato, global o no, a me non interessa ma non farmi la predica se sei il primo a non comportarti secondo le tue stesse parole!
E’ stato bello sfruttare l’ultimo scampolo di autunno, più simile all’estate, direi… Ho riaperto la casa al mare, ripercorso le anguste stradine e riutilizzato il mio telo mare turchese. Solo che la mia spiaggia-ruffiana, di questa stagione, era semi-deserta. Poco importa. Anzi, meglio: mi sono impadronita del rumore del mare che avevo tutto per me, quasi in esclusiva. Ho raccimolato a fatica qualcuno dei miei amici estivi, perché l’inverno ci porta tutti lontani e ci cosparge in giro per l’Italia. Addirittura Oltreoceano. Il tempo li fa di questi scherzi: prende un gruppo di ragazzini, li fa incontrare una volta all’anno facendoli crescere assieme, estate dopo estate. E poi li sparpaglia in ogni luogo. O li fa sposare. O li fa semplicemente perdere di vista, persi dietro altre cose. Quel che più mi sbalordisce è che tutti questi eventi non mi mettono tristezza. Mi sembrano normali.