dietro le nuvole, il sole c'è sempre
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Inizio a credere che questo sia uno dei blog meno commentati al mondo. Forse dovrei correrre ai ripari. Ma anche no.
Pressanti impellenze si ammonticchiano sulla mia testa e premono, premono, premono. Dovrò iniziare a muovermi se voglio alleggerirmi dal fardello, prima che il suo peso mi sfondi il cranio.
In cima al mucchio delle impellenze, c'è di cercare, e trovare, un biglietto aereo che mi consenta di volare dall'Amica Tuttaricci per qualche giorno: giusto il tempo di visionare la sua attuale(immobile)situazione con il Fantino, valutare le circostanze, decidere come agire ed agire per accasarla, perchè così non si può continuare! Che essere svegliati a mezzanotte passata dalle sue ansie fantiniche, non è il massimo. Oh, scusa Custode, stavi dormendo? mi dice lei. Ora non più!, rispondo. Mah, ...avevo voglia di chiaccherare e mi sono detta che sì, era un po' tardi, ma che, al massimo, se ti fossi già messa a dormire avrei trovato il tuo cellulare spento... Non l'hai spento il celluare? Continua a vaneggiare lei. Evidentemente no, non l'ho spento, l'ho scordato acceso... Colpa mia! Colpa mia! Cazzo! Vengo svegliata nel cuore della notte e mi sento pure pronunciare un'ammissione di colpa. Che mondo! Che gente! In breve tempo, comunque, spiccico gli occhietti e metto il cervello in modalità Top-power. E via, battutte e risate fino alle lacrime, con la storia dell' omino che oggi, durante un'acquazzone, ho visto andare in bicicletta involtato in uno di quegli impermeabilini trasparenti e leggeri, che solitamente comprano i turisti sorpresi dalla pioggia. Sembrava avvolto da una guaina, butta lì l' Amica Tuttaricci. Più che altro, a me è sembrato che indossasse un enorme preservativo antipioggia, aggiungo io. E via, cose così. Soprassiedo, per pudore, sulle nostre reciproche osservazioni circa l'effetto "ritardante dell' orgasmo", del preservativo antipioggia...
Scricchiolante a causa di un'i ncontrollata reazione all'anestesia del dentista e presa nel vortice di un sorprendente stato febbrile, mi ritrovo nel pieno di una conversazione telefonica con l'Amica Tuttaricci, a sciorinare cose che mi vergognerei a raccontare persino a me stessa, se non fosse per l'obnubulamento mentale, dovuto alla febbre. Scopro così, di aver subito cose pressocchè inenarrabili cui, lì per lì, non avevo fatto molto caso ma che ora, col senno di poi, inserisco inappellabilmente nella categoria delle nefandezze.
Le nefandezze subite negli anni, da individui diversi con pretese erotico-sentimentali nei miei riguardi, sono essenzailmente due:
A queste due persone, ovunque esse siano in questo momento, mando a dire una cosa: avete il senso erotico di un acaro!
Insomma, sei in questo locale con i tuoi nuovi tacchi a spillo da addomesticare ed il tuo mal d’orecchio che ti segue ovunque, ormai, benché tu abbia tentato, per tutto il pomeriggio, di soffocarlo sotto le piume del cuscino. Sei lì, non sai nemmeno tu a cercare che cosa o chi, perché questi locali li conosci tutti. E se non proprio uno per uno, perlomeno ne conosci la tipologia: tutti cercano di intrescarsi con tutti, convinti che basti uno sguardo solo, sferrato nel posto giusto e al momento giusto, per trovare, magari non l’amore della propria vita, ma un intrallazzo per la serata, quello sì. E tu te ne stai abbarbicata sul tuo alto sgabello di legno, perché questi cazzo di tacchi non vogliono sentir ragioni e poi perché lo hai visto fare ad Alba Parietti, e guarda lei quanta strada ha fatto, per sapersi (anche)sedere su di uno sgabello in maniera avvincente. Te ne stai appollaiata lì ed osservi, in cerca dell’unica cosa che ti sembra abbia senso cercare, in tutta questa pacchiana serata: materiale da blog. Da esterna spettatrice inizi il conteggio degli sguardi reciproci tra ragazzi e ragazze, lanciati come coltelli. Ragazzine che quando avevo io la loro età forse nemmeno esistevano le magliette stretch, vestite in maniera assurda. Ce n’è una con gli occhiali da sole a goccia che si aggira tra i tavoli del pub con l’aria di chi si sente veramente al top. Moda? Congiuntivite? Fotofobia? Non sarà che ha i neuroni uno emancipato dall’altro?
-Custode, a cosa stai pensando?- chiede l’ Amica Medichessa
Ci sono, in particolare, due gaffes che ho commesso nel corso della mia vita - il guaio è che dovrei aggiungere pure la parola "finora", perchè: primo, conto di vivere ancora a lungo; secondo, ahimè!, il pericolo gaffe è sempre dietro l'angolo - e queste due gaffe sono ostinatamente inamovibili dalla mia memoria.
Numero uno. Amica Sposata con Vigile Urbano: Sai, Custode, che Vigile Urbano ha uno zio che vive nel tuo stesso paese?
Custode: Sì, mi diceva Vigile Urbano che c'è questo suo zio, il sig. Sogliola!
Vigile Urbano: Cernia, si chiama Cernia.
Custode: Oh, scusa ...Ho sbagliato pesce!
Numero due. Custode, rivolta ad un' ex compagna di liceo, incontrata per caso: Io non so quel negozio là... Ma chi è che ordina la merce? Hanno maglie dai colori idescrivibili... L'altra settimana, la vetrina era piena di un verde... Verde acido. Ma nemmeno verde acido, più un verde fastidio. Verde... ecco, VERDE MERDA DOPO CHE HAI MANGIATO LENTICCHIE E SPINACI AVARIATI PER UN MESE!
L' ex-compagna di liceo apre il cappotto in tweed e, mostrandomi quasi con aria di sfida la maglia che indossa sotto il soprabito mi chiede: Come...questo?
Esattamente.
Come non provare, quando mi tornano in mente numero uno e numero due, un incommensurabile senso di vergogna?
Come annunciato da tempo, viene proposto una sorta di test di verifica del nostro livello di apprendimento della lingua spagnola. Senza voto, s’ intende, giacchè non si è mai visto un corso di lingua privato nel quale, non solo paghi degli Euri per parteciparvi, ma pure ti mettono un voto su di un registro che non c’è, per una pagella che non c’è, in una scuola che non c’è. Anzi, che c’è ma solo per due aule, dove si seguono Spagnolo e Tedesco,appunto. No, qui l’unica cosa che c’è, con assoluta certezza, è che il Bono di Tedesco nemmeno mi vede mentre il suo compagno di lezione, perennemente e totalmente vestito di blu, persino si volta a sorridermi nel breve corridoio che separa le due aule della scuola che c’è( ma solo parzialmente). Me misera, me tapina. L’uscita dalle aule, al termine delle rispettive lezioni, diventa quindi un gioco al massacro di sguardi Ragazzo Bluvestito che guarda Custode che guarda il Bono che guarda non si sa bene cosa. Io mi arrendo, questo nemmeno mi guarda!
Dicevo, che viene annunciato da settimane questo test di lingua spagnola. Allora sono giorni che studio forsennatamente eccezioni iberiche minuscolissime e dispettosi verbi irregolari. Soprattutto questi ultimi. Perché, va bene che il voto e le pagelle non ci sono, però bisogna pur fare belle figura, no?! Quindi, faccio il mio ingresso in aula(ovviamente, dopo aver perlustrato i parcheggi alla ricerca della Bonocar), con il cervello ben imbottito di paradigmi verbali. Pedir? Pido- pides-pide-pedimos- pedisteis- piden. Querer? Quiero- quieres- quiere- queremos- quereis- quieren. No, per dire che li sapevo tutti o quasi… Insomma, mi accomodo col mio fardello di paradigmi abbarbiccati su per i neuroni, apro il plico di esercizi da svolgere in un’ ora, frugo la tipologia delle conoscenze richieste e scopro che il test straripa di puntini da riempire con i corretti articoli determinativi-indeterminativi e le appropriate preposizioni. Le mie certezze prima scricchiolano, poi si frantumano. Ed insieme ad esse, va in frantumi pure il silenzio dell’ aula, quando mi sento pronunciare ad alta voce:”Okay, ma… ma… ma i paradigmi dei verbi dove sono?”.
Quella volta in cui, in seguito ad una delle visite della RagazzaDiMio Fratello, nel mio frigorifero si materializzò un gruppo di 20 entusiasti, quanto incauti, involtini di -quella che io stimo essere stata- ricotta. Introdotti nel frigo al venerdì, furono sottoposti al test della putrefazione: lasciati intatti su di un ripiano, per giorni. Nessuno ebbe coraggio di sperimentare l'ennesima impresa culinaria della RagazzaDiMioFratello. Il giovedì successivo al loro arrivo in casa nostra, quindi ben 6 giorni dopo, ci siamo dovuti arrendere all' evidenza: il test di resistenza alla putrefazione era fallito. Gli sfortunati involtini emanavano un puzzo sospetto, indice del loro cagionevole stato di salute e furono pertanto, forse ingratamente, invitati a fare le valigie e lasciare il nostro frigorifero. Tra malinconici saluti, abbracci scricchiolanti di nostalgia e qualche lacrima, la cerimonia dell' addio: sfrecciando a bordo di una piccola sporta di plastica azzurra, gli involtini di ricotta raggiunsero il locale bidone dell' immondizia.
Ora, a distanza di mesi dalla visita forzata degli involtini, la loro autrice annuncia telefonicamente di essere entrata in possesso di una nuova, esclusivissima ricetta a base di ricotta. Ed io mi sento già male…
Stento a capire quale oscura forza spinga un uomo sulla cinquantina ad indossare calzettoni di spugna bianchi, con sandali aperti, di una nota marca(manco a dirlo!) tedesca.