dietro le nuvole, il sole c'è sempre
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visitato *loading* volte
Mentre la vicina di casa parla a me e mia madre, di queste migliaia di euro spese da un certo tizio per una scultura di pomodoro, io mi concedo di distogliere il mio sguardo dal suo, volgerlo nel vuoto e dare il via ad un silenzioso, articolato, quanto ignorante quesito personale: Ma come può essere fatta questa scultura: da un solo pomodoro scolpito con zelante precisione o da tanti pomodori attaccati tutti assieme fino a comporre un’ unica rappresentazione?
Genitrice, intuendo il mio dilemma: Custode, tu sai chi è Pomodoro lo scultore, no?
Radio accesa, musica che riempie ogni interstizio polveroso dell'ambiente. Afferro la spazzola grossa e tonda e, agitandola davanti alla bocca a mo' di microfono, salgo su di un palcoscenico ideale. Saluto i fans che riempiono la piazza, mandando loro bacini soffiati sul palmo di mano. Mi destreggio abilmente tra i musicisti della mia band mentre mi muovo sinuosa come un criceto e canto a squarciagola, sopra la voce che proviene dalla radio: You make me feel... You make me feel ... Gorgheggi sconnessi, compresi. Nell'enfasi della mia esibizione, volto le spalle al pubblico e spalanco le braccia. Solo allora mi ritrovo, attraverso la finestra aperta della mia stanza da letto, faccia a faccia con i due muratori che, sul tetto della casa del vicino, gli stanno rifacendo la canna fumaria e, nel frattempo, godono e sghignazzano dell' ignobile spettacolo, da me involontariamente offerto. Aggratis.
Questione di etica.
Custode: Vicino Lumacone, cerca di capire: non posso dare il mio numero di telefono così, a chi non conosco... Ecco, ti ci vorrebbe un garante. Non c'è nessuno che possa garantire per te?
Vicino Lumacone: Ma stiamo volando sopra le nuvole, dove lo trovo qui, uno che garantisca per me? Ah, ho trovato, ti mostro la patente! anzi no, la Carta d' Identità!
Custode: E' perchè nella foto della patente sei venuto male, vero?
Ride, per approvare e, nel frattempo, io sento scricchiolare il mio rifiuto iniziale. Perchè no? Quasi quasi glielo dò questo numero... penso, mentre lui tarffica con la tasca posteriore dei pantaloni, in cerca del documento. Poi, finalmente lui estrae la carta d'identità e me la spalanca davanti al naso. Solo allora, con un rapido colpo d'occhio ai suoi dati, scopro ciò che non avevo minimamente supposto: quando Vicino Lumacone è nato, io sapevo già leggere, scrivere e far di conto. Eppure... Eppure... sembrava più grande!
No, curiosoni, non ce l'ho davvero fatta!
In aereo, scopro di essere seduta accanto ad un tizio sulla trentina che, lì per lì, mi pare essere simpatico come un' ortica nel sedere. Il tizio mi rivolge la parola con le solite ovvietà Viaggi spesso? Non ti ho vista fare il check-in!. Detesto chi mi si rivolge con ovvietà, frasi di circostanza e simili: se devi proporti, proponiti in maniera originale, sennò non pretendere che io mi lanci in conversazioni d'alta quota, soprattutto se, per arrivare in tempo al check-in, mi sono dovuta alzare alle 4 e trenta del mattino! Per un po' continua a produrre ovvietà, mentre io mi limito a rispondere a monosillabi, sperando di riuscire ad addormentarmi e, al mio risveglio, scoprire che siamo atterrati ed il viaggio terminato. Ma prendere sonno con uno che ti tritura l'orecchio con le sue cazzate è impossibile. Così, mi limito ad ascoltarlo e, devo ammetterlo, a ben ascoltare sa essere pure divertente. Ok, per dirla tutta, a mezz'ora dal decollo la mia stanchezza è svanita ed abbiamo iniziato a scherzare, ridere, sparare cazzate entrambi. A tratti vedo pure i vicini di posto, dall'altro lato del corridoio, sorridere al nostro cabaret dal tema: E dai, Custode, dammi il tuo numero di telefono! E no che non te lo do, Vicino Lumacone. Così, a venti minuti dall'atterraggio nella città dell' Amica Tuttaricci, respingo l'ultimo arrembaggio al mio blindatissimo numero di telefono:
Vicino Lumacone: Ma... porti le lenti a contatto?
Custode: Sì, sono miope.
Vicino Lumacone: Ah...! Ma il colore è il tuo?
Custode: Sì, il colore è il mio... è tutto il resto che è rifatto!
Mi guarda dal basso verso alto e con aria(finto)indignata dice: Per altro, rifatto anche male!
Quando ha terminato di pulire le proprie scarpe, che pretende essere sempre pulite, lucide e brillanti, mio padre passa in rassegna mie calzature ed, individuati anche i più microscopici insediamenti di sporco, quasi impercettibili al nudo occhio umano, si attiva per rimuoverle. E via con la sequenza: straccio 1 -lucido e spazzola- straccio 2... L’ha sempre fatto, credo che per lui funga da antistress, da applicare al termine di ogni giornata. Ed io, proprietaria delle scarpe, ovviamente lascio fare: meno stress per lui che pulisce e per me che non devo farlo. Sfruttatrice! Vi confesso che, a volte, arriva a pulire sul pulito, cioè lucida scarpe che non avevo nemmeno utilizzato dopo la sua ultima passata ma, vabbè, gli piace farlo! Sta di fatto che questo meccanismo perfetto stava andando verso l’inceppamento, dopo la metà degli anni ’90, cioè quando il mercato è stato invaso dalle calzature d’ogni colore e foggia che io, ovviamente, mi sono precipitata ad accaparrarmi, lasciando che la mia scarpiera si riempisse di scarpe rosse, a fiori, azzurre, con perline, decori fru- fru e quant’altro. Mio padre entrò in crisi: lui che utilizzava sempre solo lucido nero per scarpe nere, blu per scarpe blu, marrone per scarpe marroni… dove avrebbe mai trovato un lucido a fiori per scarpe a fiori? E le perline, andavano lucidate pure quelle, una per una? Furono giorni delicati. Provò a cimentarsi in arzigogolate spazzolature di tomaie, mirate a schivare i colori che non rientravano nella categoria nero-blu-marrone. Provò a reprimere il suo istinto di pulitore accanito, cercando di ignorare la sozzeria che andava accumulandosi sulle mie scarpe. Ma alla fine, non resistette e chiese lumi.
Fu allora che lo introdussi nel favoloso mondo del lucido neutro.
Certo che parcheggiare in città, a volte, può spezzettarti il sistema nervoso. Perché di parcheggi senza ticket che se ne stiano liberi ad attendere proprio me, ne ho avuto rara esperienza personale e, di posteggi a pagamento, sono sempre diffidente. Per dirla tutta, non sono diffidente di loro in sé, ma della tariffa che pretendono essere pagata, e che cavolo! E poi, non voglio fare le mie cose di fretta o con l’assillo della scadenza a tempo né, peggio del peggio, finire in anticipo le mie commissioni e scoprire che potevo risparmiare qualche monetina… Ecco perché, nel tempo, mi sono corredata di una mappatura mentale dei principali supermercati cittadini. Ovvero sia, fruisco del cosiddetto Parcheggio riservato ai clienti del supermercato X. Il che, senza incorrere ad inconvenienti sociali, del tipo cazziatone del parcheggiatore, è piuttosto articolato, ma fattibile.
Arrivi in città con la tua bella automobilina e fai il tuo ingresso nel parcheggio del supermercato, con discrezione, senza dare nell'occhio, ma con l'aria di chi deve fare urgenti acquisti. Cioè:
Caso 1. Se non c'è nessuno nei dintorni che abbia l' aria minacciosa di chi ti segue con lo sguardo per vedere dove vai/che fai/entri nel supermercato/o meno, chiudi l'auto e te ne vai per i fatti tuoi, senza nemmeno entrare nel supermercato del caso.
Caso 2. Se, invece, sfortuna vuole che ci sia il parcheggiatore e che vi stia tenendo d’occhio per verificare che voi, effettivamente, entriate nel supermercato rassegnatevi, scendete dall’ auto, chiudetela ed entrate nel negozio ed acquistate un cubetto di lievito di birra. Otterrete 3 risultati in un colpo solo: 1. entrerete automaticamente e DI DIRITTO a far parte dell’ ambita categoria Clienti del supermercato, con annesso privilegio del parcheggio A VOI riservato. Il parcheggiatore, allorquando vi si avvicinerà per snocciolare il temutissimo cazziatone, dovrà arrendersi all’evidenza: basterà esibire il vostro quadretto di lievito che avrà la stessa funzione di uno di quei party pass che consegnano agli invitati di certi party esclusivi( presunti tali). 2. Risparmierete qualche euro perché il cubetto di birra costerà certamente meno, moooolto meno, di una manciata di minuti in un parcheggio a pagamento. 3. Col panetto di birra, un pugno di sale ed un paio di etti di farina, potrete farvi la pizza!
Caso 3. Il parcheggiatore ha capito le vostre vere intenzioni ed ha iniziato ad esibire il suo eloquio per convincervi ad andarvene, con tutta la vostra autovettura ed il lievito, dato che gli acquisti(il lievito, appunto), avete già terminato di farli. Non lasciatevi intortare, sul cartello Parcheggio riservato ai clienti non c’è alcuna limitazione di orario o volume d’acquisti per rientrare nella categoria. E se il parcheggiatore, fetido come pochi, prova ad usare l’ espressione che, oramai, sta in bocca a chiunque, sempre e dovunque, e vi aizza contro un Per legge, lei non può… Non fatevi impressionare: guardatelo dritto negli occhi e chiedetegli con garbo: Quale legge? Sarete mica così sfigati da trovare un parcheggiatore esperto di legislazione?
Caso 4. Se siete stati talmente sfigati da trovare il parcheggiatore che fa l’avvocato tutta la settimana e poi, il sabato, arrotonda lavorando come posteggiatore per un supermercato. Se questo tizio, sempre più fetido, conosce il numero e comma precisi dell’ articolo di legge da applicare alla fattispecie. Se questo personaggio non molla l’osso… allora fatevi alcune domande. Vale la pena di azzuffarsi con lui per un parcheggio? Bisogna abbassarsi al suo livello, fino al punto di schiacciargli il panetto di lievito sul naso? Come fa sua moglie a sopportarlo, pedante com’è? Che cazzo di avvocato sarà mai, se deve arrotondare facendo il parcheggiatore? E’ avido almeno quanto voi siete oculati? Ma, soprattutto, ci sarà pure un altro supermercato nei paraggi, dove provare l’astuzia, no? Avanti il prossimo, allora!
Il cosro di soagnolo è terminato.Terminato senza che io sia riuscita a conoscere il Bono del corso di tedesco e senza che lui si decidesse a tentare un approcio di qualsiasi tipo. Zero.
In compenso, ho raccimolato il numero di telefono del ragazzo diciassettenne che, al termine della cena di fine corso, mi ha riaccompagnata a casa, raccontandomi la fine della storia d' amore(???) con la sua squinzietta. Aveva quasi l'occhietto lucido, mentre mi snocciolava l'accaduto e pure io, vi confesso, stavo per lasciarmi andare alla commozione ed un pochino pure ai sensi, perchè lui è davvero carino. Molto giovane, ma molto carino, dentro-fuori-tuttattorno.Apro parentesi esplicativa del soggetto in questione: per dirvi la sua carineria... Mi ha offerto aiuto, nel caso la mia bicicletta bucasse, perchè lui ha un nonno che fa il meccanico di biciclette, professione introvabile ed essenziale al tempo stesso. E per me che vivo tra le nuvole, incapace di destreggairmi tra le incombenze più banali, queste semplici offerte di aiuto, di risoluzione pratica dei problemi della quotidianità, sono i regali più belli che mi si possano fare. Vabbè, chiusa parentesi. Allora, dicevo poc'anzi, siamo sotto casa mia e lui mi confida le sue tristi vivissitudini sentimentali adolescenziali. Ascolto e poi, molto delicatamente, gli dico ciò che penso della faccenda. Delicata come solo io posso essere, dopo un pomeriggio di aperitivi ed una chiusura di serata al gusto di gin lemon. Gli ho detto:
Ma questa ragazza è un mostro!
Ma a me piaceva... Replica lui
Ed io, con il tono di voce più rassicurante e convincente che potessi mai riprodurre con le corde vocali imbrattate di alcol(ed anche un pochino di ormoni impazziti, perchè lui è molto giovane ma molto carino), gli dico: Ascolta, Ragazzo Diciassettenne. Lo so che adesso ti sembra impossibile credermi ma ti assicuro che tempo qualche settimana e tu, ripensando a quella ragazza, non potrai che ritenerti fortunato per il fatto che ti abbia lasciato. Ma dai! ...E'... E''.. E' una stronza! Ma stronza proprio!