dietro le nuvole, il sole c'è sempre
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visitato *loading* volte
Ero arrivata ad abitare in questo quartiere da poche settimane ed avevo già legato con gli altri bambini della zona. Giocavamo a palla prigioniera, palla velenosa, pallavolo(vittime, ciascuno, di una sua personale interpretazione di "Mila e Shiro"), salto della corda, campana e simili. E poi i giri con le biciclettine, l' avvento dei pattini a rotelle(neri con le rotelle gialle, rigorosamente!), le chiacchiere serali seduti sui gradini. Ricordo, in particolare, che tenne banco per diversi giorni, la storia della giovane di 16 anni che viveva al 4°piano, che aspettava un bambino, senza nemmeno aver finito
La storia della madre ragazzina, è finita meglio di quanto le lingue biforcute del paese si aspettassero. La cicogna è atterrata nel quartiere portando una femminuccia che è stata allevata dalla madre ed i nonni per i primi anni. Nel frattempo, la mamma ragazzina ha finito gli studi, si è trovata un lavoro, una casa, un nuovo amore. Se l' è sposato ed ha dato una sorellina alla piccola. Un anno dopo le nozze della figlia, genitori hanno venduto l' appartamento nel quale vivevano e si sono trasferiti altrove.
La morale della storia?
Nell'appartamento che loro hanno venduto, ora ci abita il Vicino Erre!
Io in Russia non ci sono mai stata, ma la mia macchina fotografica sì, perchè l'ho prestata ad una signora,amica dei miei, che stava per partire per Mosca. La sua macchina fotografica le si era rotta e non aveva tempo di acquistarne una nuova per l'occasione allora io, con un elegante slancio di generosità, le ho offerto la mia. Allora la mia macchinetta è lì, sulla soglia di casa, in partenza per la Russia. Ciao ciao, macchinetta, fai la brava mentre sei a Mosca, e non fare arrabbiare la signora... , le raccomando io affettuosamente. La macchinetta, dal canto suo, è contenta di partire, ma un po' timorosa perchè non sa cosa l'aspetti, una volta in loco. La signora, d' altra parte, ha quasi paura a portarsela dientro: Sai, non essendo cosa mia... Mi dice. Signora, filosofeggio rassicurandola, che cosa è poi, una macchina fotografica? E' solo un oggetto come tanti: gli oggetti vanno, vengono... se pure si rompono o si perdono, sono solo oggetti, non persone. Quelle sì, che ne fanno una sola per tipo! La signora ora è più tranquilla, ad un passo dalla commozione; la macchinetta più rilassata ed io già mi proietto al futuro.
Il mio futuro prossimo mi fa intravedere un furto. Sì, la signora arriverà a Mosca ed un borseggiatore si impadronirà della macchina fotografica che lei tiene in borsetta. Io non rivedrò mai più la macchinetta che verrà smontata e rivenduta a pezzi nei mercatini della siberia. La signora rammaricata per il furto subito durante il viaggio, mi ricomprerà una nuova macchina fotografica. E non una qualunque, no. I sensi di colpa la costringeranno ad acquistarne una stra-tos-fe-ri-ca. Nuova, scintillante, ultimo modello in commercio e, perchè no, fashion. Già mi vedo, con al collo una macchinetta tecnofahion. Non ti rivedrò mai più, mai più vecchia macchinetta mia...
Ma il destino beffardo, ha in serbo per me ben altro. La signora, terminato il viaggio, mi restituisce il mio marchingegno Quando si va via con cose d'altri, si ha sempre il pensiero di cosa possa accadere Fantastico! Che culo! Tu pensa che hanno scippato una signora del gruppo: fortuna che non è toccato a me, ti immagini se mi avessero rubato la borsa, con la tua macchina dentro?!
Le bottiglie a volte sono piene, altre volte sono vuote. I bicchieri pure. E così tante altre cose. Le uova, per esempio. I vasi. Il cervello. Le valige. Le case. La memoria del pc. Le sporte per la spesa. Le bocche. I musei. ...
Pieno- vuoto- pieno- vuoto.
Il cielo. Ecco, il cielo. Il cielo non è mai vuoto. Il cielo è pieno di stelle. O coperto di nuvole. Trafficato di aereoplani. Affollato di anime. Al limite, è pur sempre straripante di azzurro.
Custode? Oggi è vuota didentro, domani non si sa.
Cammino verso casa, saranno le 19. Mentre mi avvicino alle strisce pedonali per attraversare la strada, intravedo in lontananza un gruppo di persone. In quell' agglomerato umano, un tizio che mi volta le spalle dice Ciao Ciao Ciao: saluta gli altri componenti dell'agglomerato e se ne distacca. Si rigira su se stesso di 180 gradi ed ora lo vedo in viso. Si accinge ad attraversare pure lui la strada, sulle stesse strisce pedonali che ho scelto io, per il mio percorso. Le mie strisce pedonali. Siamo uno di fronte all'altra, su marciapiedi opposti, pronti a pestare con i nostri piedi le strisce in direzione opposta.
E' il Vicino Erre.
Finalmente lo incontro dopo settimane. Finalmente ho l'occasione di riscattare la mia immagine da stronzaconlapuzzasottoilnaso. Finalmente posso dimostrargli che sono cordiale quanto basta. Finalmente l' Amica Tuttaricci sarà fiera di me. Finalmente.
E mentre questi pensieri mi intasano i neuroni, riaffiorano in me, incontrollabili ansie comportamentali. Quella timidezza di bimba che, in fondo, non ho mai "guarito" del tutto. Andiamo Custode, non vorrai mica arrossire solo perchè attraversi la strada con lui di fronte. No. No. No. Che vergogna, riprendi il tuo colorito naturale!Respira, inspira, fai qualcosa! Sento che ho una missione da compiere, un traguardo da raggiungere in pochi secondi. Solo un Ciao. Devo solo dire un Ciao. Devo sorridere? Sorrido sì? Sorrido no? E lui, risponderà? Mi guarderà nello stesso modo in cui mi guardava prima dell'estate? Ci guardiamo, ciascuno sul proprio marciapiede, pronti a partire. Macchine sulla carreggiata: assenti. Sembra un duello western, manca solo la musica di Morricone, penso. Pronti, partenza, via! Abbandoniamo i cubetti di porfido del marciapiedi e calchiamo l'asfalto della strada: partiamo ad attraversare, fissandoci. Solo per un istante lo sguardo mi cade sui miei piedi. Il bianco della striscia.Il nero dell' asfalto. Ora sono sgusciata fuori dal western e mi sento John Lennon sulla copertina di "Abbey Road" . Rialzo lo sguardo, incontro il suo, vicinissimo e gli dico:
Cia..
Non ho nemmeno il tempo di finire che pure lui mi saluta.
La regola base di un tour de shop senza patemi è indossare scarpe comode. Così, dopo lunghe pensate, sono arrivata alla conclusione che, indossando scarpe rasoterra, sarei sì sembrata un nano allo sbaraglio ma sarei stata rapida negli spostamenti da un negozio all'altro e, soprattutto, non avrei contrariato l' Amica Medichessa che mi fa sempre la romanzina perchè antemongo la sciccheria alla praticità. In tarda mattinata, ricevo la telefonata dell' Amica Hostess Custode, oggi pomeriggio che scarpe metti? Ti prego, ti prego, ti prego, metti i tacchi che li metto anche io? Alle mie rimostranze circa la necessità di preservare l'incolumità dei nostri piedi, lei insiste ed io cedo: tacchi otto centimetri! Così, a titolo di prevenzione, dopo la telefonata vado in farmacia a procacciarmi un prodotto capace di addomesticare le scarpe. Ovviamente, il prodotto in questione è terminato. Appurato questo, già avrei dovuto immaginare che non fosse la mia giornata fortunata, ma io no, non lo avevo ancora capito. Mi avvio allora verso un' altra farmacia della zona, dove, tra 5-6 farmacisti che ci lavorano, c'è n'è uno davvero rompiballe che è la sola ragione per la quale non metto piede là dentro da circa 2 anni. Quel prodotto antivescica mi serve assolutamente entro le 17.30. Respiro, acquisto serenità interiore modello zen ed entro pensando Sarò mica così sfigata da essere servita proprio dal farmacista ? Sì lo sono, perchè appena entrata mi viene incontro il rompiballe, con quel suo fare da farmacista di zona di guerra: Il fare da "farmacista di zona di guerra" è quello di chi ti vende l' antivescica come ti stesse somministrando un farmaco salvavita, che senza il suo intervento saresti stata spacciata. Se non altro, nonostante il rompiballe, esco dalla farmacia col mio ambitissimo antivescica in borsetta.
Serenità modello zen. Serenità modello zen.
Alle 16 ho appuntamento dalla parrucchiera. Tutto calcolato da giorni: taglio e piega in un'ora circa-casa-doccia-cambio abito-ore 17.45 passa da me Amica Medichessa. Ma no, non è davvero la mia giornata perchè, non appena metto piede nel negozio della parrucchiera, lei esordisce con Ti faccio aspettare un pochino, perchè sono in ritardo! Chiedo quanto ritardo. Un'oretta. Un oretta?!? Sento la mia serenità interiore modello zen scricchiolare. Le orecchie mi si infiammano. Gli occhi mi bruciano. Non farò mai in tempo ad essere a casa prima delle 18. Se mi va bene. Raccolgo tutto il candore del quale sono capace e rimando l'appuntamento per il taglio a domani. Non ho posto! Settimana prossima? Non ho posto fino a tutto mercoledì! Alla fine, esco di lì con un fantastico appuntamento per venerdì prossimo ore 14 ed un diavolo per capello(!).
Serenità modello zen. Serenità modello zen.
Una volta a casa, faccio uno shampoo-piega casalinghi, doccia, abito, tacco otto cm. Arriva l' Amica Medichessa, scendo di sotto ad attendere l' Amica Hostess che arriva alle 18.10. Ergo, probabilmente avrei fatto in tempo, comunque, a tagliare i capelli.
Serenità modello zen. Serenità modello zen.
Una volta salite in auto e avviateci verso il centro commerciale con tetto in plexiglass, l' Amica Hostess mi dice Custode, non ti arrabbiare ma... alla fine io ho dovuto mettere un paio di scarpe diverso da quello che avevo in mente stamattina. Senza tacco! Quindi io ho indossato un paio di scarpe scomode, che non avrei messo, per fare sentire a proprio agio una persona che, in ultimo, non ha indossato le sue, di scarpe scomode.
Serenità modello zen. Serenità modello zen.
Al termine di un tour de shop deludente, durante il quale nessuna di noi ha comprato nulla, ci raggiunge il Ragazzo dell' Amica Hostess per la cena. Alla mia richiesta di mangiare una pizza, stante la mia nessità di farinaceo sostanzioso, fa da contraltare la proposta di un ristorante giapponese. Si va ai voti, mi sento dare della Scarsa sperimentatrice di altre cucine, e si va a mangiare sushi & co. Mi faccio piacere del riso con verdure e due affarini di salmone e tonno crudi e, solo una volta salita in auto, mi sento dire Pessima idea il ristorante giapponese! dall' Amica Medichessa che si era detta, fino a quel momento, filogiapponese.
Grandi manovre in atto: si prepara, per domani tardo pomeriggio, un tour de shop che ha il profumo di autunno. Anzi, date le circostanze, sarebbe meglio scrivere come nei cataloghi moda dei grandi marchi: Fall-Winter 2006/07. Invitate a parteciparvi, l’ Amica Hostess, Amica Medichessa, Amica Poliglotta, Amica Bancaria ed io. Meta prescelta: centro commerciale multipiano, con tetto il plexiglass, altoparlanti che starnazzano ogni 5 minuti di offerte speciali ed eventi creati ad ok per la clientela, bambini che frignano giocando alla Formula1 con i carrelli del supermercato, auto parcheggiata nonmiricordopiùdove, scale mobili in salita ed in discesa, e cose così. Unico dubbio, la temporanea sistemazione logistica degli uomini di un paio di noi, ovvero i fidanzati dell’ Amica Hostess e Poliglotta. Non li potremmo lasciare ciascuno a casa propria, a guardare la tv, bere birra e fare a gara di rutto come fa l’uomo medio in tali circostanze? No, non è carino. E poi, l’Amica Hostess lo vede così poco il suo ragazzo… Ok, ma vederlo tra una vetrina e l’altra mentre si annoia ed impreca, non è peggio di non vederlo affatto? Evidentemente no, perché lui con noi uscirà ugualmente e si porterà appresso l’ Amico Perito Informatico ed il Ragazzo dell’ Amica Poliglotta. Ostinati!, poi non dite che non eravate stati avvisati!
Viola - turchese - arancio chiaro - fucsia - rosso bordeaux - arancio scuro - verde acido - viola nuovamente.
Elenco motivi per i quali questa sequenza di colori mi turba:
Serve un piano di fuga.
Custode: sniff sniff Non senti profumo di biscotti appen asfornati?
Amica Tuttaricci: Non sento.
Custode: profumo di biscotti!
Amica Tuttaricci: Non sento.
Cusode, urlando: Pro-fu-mo-di-bis-cot-ti!
Amica Tuttaricci: Non sento col naso, non con le orecchie!
Di tutti i ragazzi che ho puntato, cercato, pedinato, spiato e simili, Erre pare il più imperscrutabile di tutti. Assolutamente misterioso. L’auto c’è e la trovo parcheggiata una mattina qui, una sera lì, ma lui non l’ho ancora visto. Intendo dire che se quella macchina si sposta da un posteggio all’altro, qualcuno che la usa ci deve essere perché dubito che un’ automobile si aggiri da sola per il quartiere e si posteggi pure! Ammetto che, per un nanosecondo, ho anche pensato di trovarmi davanti ad un caso Disney, del tipo “Derbie il maggiolino più pazzo del mondo“, ma poi mi sono detta due cose. La prima è che l’auto di Erre non è un maggiolino, tantomeno autoparcheggiante. La seconda è che devo bere un po’ meno alcolici, perché questi pensieri, se esternati, non fanno bene alla mia immagine pubblica. Che magari tra 10 anni mi ricoverano in una clinica specializzata ed i vicini sono i primi a spargere chiacchiere infamanti della serie Parlava da sola, a volte, oppure Credeva che le auto si parcheggiassero da sole! O, ancora, Si figuri, una sera l’ho vista scendere nel parcheggio con le ciabatte ai piedi! Tzè, li conosciamo bene i vicini di casa: categoria crudelmente pericolosa! E poi, nel mentre della mia degenza in questa clinica, che ovviamente sarà sofisticatissima ed esclusiva quanto basta, come nei film mi farà visita una sola persona. L’unica persona che riuscirà a guardare oltre le apparenze e capace, perciò, di distinguersi dalla malefica categoria del vicinato. Entrerà nella mia stanza agitando la massa ricciuta dei suoi capelli e, guardandomi col solito fare da lumacone trasudante di ego, mi dirà qualcosa di significativo... Ciao!, per esempio!
E finalmente, potrò scrivere che Erre ed io ci siamo salutati.
Impiegata comunale: la notizia dell’attivazione dei corsi di lingue straniere deve ancora uscire sui giornali ed io sono già subissata di telefonate di gente che vuole già iscriversi: ti rendi conto…? Come hai detto che ti chiami? Ah, sì, Delle Nuvole. Custode, certo. Dicevo: io vorrei sapere da dove cavolo è uscita la notizia che erano già aperte le preiscrizioni! Da dove? Da dove? Come fanno già a saperlo se quasi quasi io nemmeno ho i moduli d’iscrizione pronti? Che stress! Che stress!
Custode: Sa, questa cittadina è talmente piccola, le voci fanno in fretta a circolare…
Difficile confessare all’ impiegata comunale che la fonte di tanto stress anticipato, ce l’aveva di fronte: mi sono bastate la soffiata giusta al momento giusto, 3 telefonate ed un quarto d’ora, per scatenare tutto ciò… Ma l’ impiegata comunale, questo non lo saprà mai...
Qui, del Vicino Erre, nemmeno l'ombra. Nè della sua automobile.
Attendo. Di tanto in tanto dò un'occhiatina dalla finestra della mia stanza ma non sono mica la Vedetta Lombarda di De Amicis...
Per la cronaca, sono uscita di casa con le scarpe ai piedi e ristrutturata a dovere che, non sia mai che lo incontro in strada e poi... e poi chi li sente certi lettori perfettini che fanno parte della lega nazionale contro l'abuso delle ciabatte?
Dopo giorni di immobile noia, faccio progressi:
Credo di aver parlato raramente di tv in questo blog. Forse mai.. Primo, perchè guardo poco la tv che, per il mio modo di essere, è ad altissimo tasso di noia; secondo, perchè se postassi su programmi tv, sarebbe per criticarli(se no, che gusto ci sarebbe?)e non vorrei ferire nessuno con la mia lingua biforcuta da telespettatrice annoiata(e noiosa?!). Insomma, nel mio immaginario, potrebbe sempre accadere che uno dei partecipanti ad un certo programma tv, in un momento di cazzeggio telematico, digiti il suo nomecognome su un motore di ricerca e gli compaia il mio blog con qualche cattiveria postata sopra. Non sarebbe triste per questo personaggio? Sarebbe triste per chiunque, trovare cattiverie sul proprio conto.
Tuttavia, fatta la premessa zuccherosa, oggi non mi posso astenere dallo scrivere su ciò che ho visto l’altra sera su una nota tv commerciale, della quale non farò il nome, ma solo il numero che la contraddistingue: 1. E non è Rai1. Capito a programma già iniziato, su un reality intitolato "il secchione e la pupa". O simile. Per quanto mi sia concesso intuire, si tratta di un reality nel quale vengono ficcate in una casa delle coppie formate, ciascuna, da un uomo particolarmente colto e intelligente ed una ragazza avvenente.
Ne sono rimasta turbata, per una serie di motivi:
1. Le ragazze parevano talmente ignoranti che la loro non-cultura, era evidentemente frutto di un copione televisivo.Infatti, mi chiedo io, si può non sapere che faccia abbia gente come Bertinotti, Napolitano, Bush? Secondo me no.
2. I secchioni erano uno più brutto dell'altro. Bruttezza, evidentemente, volutamente ricercata durante i casting perchè, stimo di non essere l'unica, conosco fior di ricercatori, ingegneri, letterati e simili, che sono anche dei bei ragazzi... Che il secchione debba necessariamente essere un rutto cosmico, è uno stereotipo odioso almeno quanto quello della bellona oca(di cui al n.1).
3. Alcune delle ragazze, a tratti, pareva guardassero quasi schifate il partner toccato loro in sorte. Una di loro, si è sbilanciata fino ad ammettere "sì, all'inizio mi pareva un po' così, ma ora... Ora... E' così tenero: sembra un orsetto!". Come dire: sì, è uno sfigato e, fossimo per strada, nemmeno mi sarei accorta della sua esistenza ma, dovendo vincere, e apparire in tv bella ma bnenevola, vedrò di farmelo piacere…
4. In un momento di crisi collettiva, nel quale una bellona, che si era adeguata di buon grado allo stereotipo dell' oca, si è rifiutata di aderire anche a quello della bellona arrivista, la presentatrice del progarmma, nel tentativo di dare una svolta sociosanitaria, ha "rivelato" che su 7 dei secchioni, ben 5 non erano mai stati con una donna e che, perciò, il programma aveva anche lo scopo di aiutarli a risolvere il loro problema di inserimento nella società. Uno degli ospiti è sbottato:"e come, facendoli scopare con queste?".
Pur di apparire in tv, evidentemente.
Esiste un dizionario capace di stare al passo con i (miei) tempi? I tempi della creazione lessicale e della riesumazione di termini antichi, essenziali per screziare di raffinatezza il mio parlato? “Screziare”, ad esempio. Una delle mie ultime riscoperte. Ricordo che ero bambina, la prima volta che ho sentito l’aggettivo “screziate”. Ci sono lisette bianche, viola, rosa e screziate, diceva il fioraio a mia Nonna Z. che cercava della flora convincente per riempire le sue fioriere. E le lisette screziate, quella volta dovettero apparire a Nonna Z. piuttosto convincenti. Talmente convincenti che a tutt’oggi, a qualche lustro e più di distanza,nelle due fioriere vengono puntualmente rinnovate le lisette screziate. Resistenza al cambiamento? Non direi, si resiste a qualcosa che si oppone e mia nonna non ha mai nemmeno proposto un cambiamento al petalo screziato. Allora,non è irresistibile questa parola? Per esempio, guardi il cielo che fodera l’atmosfera sopra Paese e sai che è il medesimo cielo che sovrasta l’Africa. Eppure, nei documentari, il cielo africano al tramonto, si tinge di rosso, che sembra infuocarsi, mentre qui, il tramonto spalma il cielo di una luce appena appena rosa e quel rosa non è quasi mai immacolato e terso e assoluto ma, piuttosto, appare screziato di nuvole. Che bella parola è, vero? Sfaccettata, pronta ad ogni uso: la metti nel freezer qualche anno, come ho fatto io, e poi la tiri fuori, la scongeli in fretta sotto l’acqua corrente e la utilizzi come fosse fresca. La butti là, nel mezzo di una frase, ed aggiungi poesia ad un cielo prossimo al tramonto, anche se odi il tramonto.
Ammetto di detestare il tramonto. Ha il sapore della giornata che volge al termine, che sta per finire. E che cos’è una giornata che sta per finire, se non un giorno in meno di vita?
Ed intanto, penso a quando, passeggiando lungo il marciapiede di una via del centro, ho incrociato lo sguardo di un giovane vigile urbano. E com’era?, mi chiede curiosa l’ Amica Tuttaricci. Mah…! , rispondo io, uno sguardo tra 4 occhi, i miei 2 ed suoi2. Naaa, tu Custode non me Ma no! Dai, è un vigile! Ci manca solo che faccia il lumacone con una pedona. Rispondo ridendo. Seee.Ma com’è questo vigile?, insiste l’ Amica. Diciamo…urbano? Ribatto io. (risate) Vabbè, confesso con la forza di volontà di un giunco, aveva delle ciglia lunghe, nere, copiose. Che in un uomo sono rare. Beeeello! Ed erano talmente lunghe che con un battito di ciglia ti ha sfiorata?!?Dice lei ridendo con entusiasmo. Te la dico tutta?, mi imbarazzo, Aveva le ciglia come... Kabir Bedi! Inevitabile l’Amica Tuttaricci che intona Sandokaaan, Sandokaan…! (risate)