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giovedì, 27 marzo 2008

E' una di quelle sere malefiche e malinconiche nelle quali niente sembra più opportuno che darsi alle paranoie e, perchè no, compiangersi quanto basta.

L'argomento delle paranoie di oggi è La madre di Allenatore di Basket.

Perchè mi pesa trovare la Signora Allenatore di Basket al supermercato e dover far finta di non sapere chi sia. Mi pesa che la incrocio e questa, chiaramente, mi ignora come se incontrasse una persona qualunque. Mi pesa che la incontro nel giardino di casa loro e ci diciamo, a stento, buongiorno/buonasera. Mi pesa che suo figlio, Allenatore di Basket, mi dica Non te l'ho presentata perchè non mi pareva il caso: stava sistemando il giardino e aveva le erbe in mano. Mi pesa che se dico ad Allenatore Ho incontrato tua madre fuori, in giardino. Ho provato un po' di imbarazzo perchè mi vede andare su e giù e non sa chi io sia... Io non mi permetto di autopresentarmi per educazione e perchè non voglio intromettermi tra te e tua madre. Se vuoi dirle qualcosa di me, questo riguarda il voi due ed il vostro rapporto. Mi pesa, dicevo, che lui mi risponda Infatti! Mi pesa che Amica Medichessa mi dica Custode, quella donna sta diventando per te una vera ossessione! e due giorni dopo mi racconti, candida, che il ragazzo col quale sta da poche settimane ha già detto ai propri genitori che sta con lei. Mi pesa che madri-iene di giocatori della prima squadra mi chiedano Conosci no, la nipotina di Allenatore di Basket? e mi pesa dover rispondere con finta noncuranza L'ho vista solo in foto.

Ma quel che davvero inizia a pesare come un macigno, è il fatto che allenatore di Basket continui a non  accorgersi del mio disagio e a non captare quello sto cercando di dirgli.

E me ne sto qui, a piangermi addosso e a rimuginare.

 

Postato da: custodedellenuvole a 21:23 | link | commenti (6) |

martedì, 18 marzo 2008

Il celebre quadretto a punto croce potrà continuare a starsene appeso alla parete della stanza guardaroba di Allenatore di Basket.

Nel dettaglio.

Dopo aver atteso settimane che quel quadretto prendesse autonomamente la via della soffitta e non avendo riscontrato alcuna autonoma modificazione della circostanza, al culmine dei miei rimuginamenti interiori ed elaborazioni grastrointestinali di durata plurisettimanale, mi sono vista costretta a vuotare il sacco e chiedere il motivo dell' oscura permanenza di tale manufatto in casa sua. La sua risposta è stata talmente candida da essere svilente. Dapprima ha provato a tratteggiare un ingenuo Quale quadretto?, generando in me detonanti quesiti del tipo Perchè, quanti altri quadretti ci sono in giro per casa tua?. Poi, accortosi della brutta piega che la conversazione rischiava di prendere, ha risposto Perchè non ci faccio nemmeno caso a quel quadro. Boh, è sempre sato lì ed è rimasto lì... Frasi alle quali sono seguite sue scuse per non essersi accorto quanto quel quadretto avesse provocato in me e diponibilità a toglierlo di mezzo quanto prima. Tuttavia, per recuperare dignità, cioè per non sembrare del tutto una sciacquetta isterica, e nel vano tentativo di cristallizzare la lacrima che già mi si stava formando dietro la palpebra sinistra, ho ordinato con risolutezza che quel cavolo di ricamo restasse lì dove è sempre stato: se Allenatore lui non ci fa nemmeno caso a quel quadro, è pure ragionevole che per me non abbia assolutamente importanza che quel tripudio di crocette se ne resti attaccato a quel muro. Va da sè che io, quale appartenente al contorto mondo femminile, segretamente mi aspetti che Allenatore di Basket contravvenga al mio ordine e porti comunque in soffitta quella merda di quadro e tutti gli altri oggetti che provengono dall' Innominabile. Ma su quest'ultimo punto, non mi faccio molte illusioni perchè:

Per quanto riguarda, poi, i pupazzi e l' odiatissima tazza con gattina rosa Io faccio colazione con te, soprassiederei volentieri nella prosecuzione del post. Ma siccome sono onesta fino in fondo, per quanto al mio orgoglio dolga ammetterlo, proseguirò nel racconto. Al mio elenco di oggetti, la cui presenza in casa sua consideravo indelicata, Allenatore di Basket si è detto sbalordito della quantità di rimuginamenti che la mia mente è capace di produrre in segreto e, non risparmiandosi grasse risate, ha risposto che non sono oggetti proveninti dall' Innominabile. 

Postato da: custodedellenuvole a 16:26 | link | commenti (5) |

giovedì, 06 marzo 2008

Ispeziono, finalmente, la stanza guardaroba di Allenatore di Basket, nella quale non ero ancora mai entrata. “E questo quadretto chi l’ha fatto?”, ho chiesto, divertita ed ingenua. Divertita, perché a casa di un uomo fatto non ti aspetti di veder appeso un quadretto ridicolmente ricamato; ingenua, perché mi aspettavo mi rispondesse qualcosa tipo Mia mamma o Mia zia, autrici, tra l’altro, delle tende e del portarotolo-di-carta-igienica che popolano la sua casa. Ed invece, dopo breve silenzio, lui mi risponde “La mia ex”. Il gelo. Insomma, tra lui e questa Innominabile(lui non mi ha nemmeno mai detto il nome) è finita alcuni anni fa e, per volontà di lui, si sono persi totalmente di vista, senza più incontrarsi né sentirsi. Allora, dico io: se non vuoi più vedere né parlare con quella persona che tanto ti ha ferito, perché continui a tenere in casa tua gli oggetti che provengono da lei? Con l’aggravante che, quelli che conservi, non sono oggetti indispensabili. Ti avesse regalato un televisore o un frullatore, potrei anche capire che, se ormai ce l’hai, non lo butti per comprarne un altro. Ma un cazzo(!)di orrendo quadretto ricamato, tre Trudini non meglio identificati, un pinguino ed altri peluches, una tazza con gattina rosa ammiccante e la scritta Io faccio colazione con te… Puoi tranquillamente chiuderli in uno scatolone e metterli in soffitta, senza che la tua quotidianità ne venga intaccata. Col cavolo, gattina rosa ammiccante, che fai colazione con il mio Allenatore di Basket! Con lui, casomai, ci faccio colazione io!

Una pugnalata. E' stata una pugnalata al mio amor proprio. Tuttavia, stante il mio profondo senso dell’ onore e della dignità personale, ho finto di ignorare la faccenda. Niente lacrime, urla o richieste isteriche. Ho finto che la cosa non mi importasse. Atarassica ed imperturbabile fuori, mentre dentro di me sentivo esplodere il desiderio ti togliermi le scarpe tacco 8 ed infilzarle nel cuore di quel quadretto. Ho finto di leggere ancora un paio di righe di quel che c’era scritto(una ninna nanna intervallata da antipatici animaletti), salvo poi dedicarmi all' analisi del contenuto del suo armadio. Contenuto del quale, a causa dello stato emotivo nel quale versavo,non ricordo nulla! 

Postato da: custodedellenuvole a 16:15 | link | commenti (6) |